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    October 06

    =APATHY=

    Apathy

    Dapprima I miei occhi cercarono la luce. Tutti cerchiamo la luce, quella luce che ci avvolge, che ci riscalda, che ci accarezza...e quando la troviamo...non vediamo più, ci acceca rendendoci larve che brancolano nel buio, strisciando sudici verso qualcosa che non sappiamo. Mi piegai in avanti per tastare l’ambiente che mi circondava soffocandomi quasi, l’aria, pesante del mio respiro affannoso e irregolare, andava rarefacendosi, tra pochi minuti avrei iniziato a sentire nausea, come se quella che avevo non bastava. Tu-tum Tu-tum, Tu-tum Tu-tum.....sempre più veloce, sempre più forte, Tu-tum Tu-tum....oddio, il cuore mi esplode. Iniziai ad accelerare il passo, ma il buio continuava ad essere impenetrabile, il silenzio assoluto rotto dai miei soli passi pesanti ed incerti, dall’ansimo di paura. Cominciai a pensare che forse era meglio chiamare aiuto, certo, l’orgoglio in certe occasioni è molto utile, io sono di quelli che lo sostengono sempre e comunque, ma so accettare un compromesso... so vederne i limiti. Dopo aver riflettuto un momento, aprii la bocca, ma il mio grido disperato si spense nel momento in cui provai ad emetterlo. Com’è possibile? Riprovai, e riprovai ancora, ma i miei inutili tentativi mi inducevano solo ad angosciarmi più di quello che già ero. Fermo, aspetta. Respira. Inspira, Espira, Inspira, Espira... Su, Giù, Su, Giù... chiudi gli occhi. Ora il mio respiro mi rimbombava in mente, sempre più forte, sempre più violento, sempre più lacerante. Mi accasciai. La testa tra le mani, le ginocchia strette al petto, i brividi lungo la schiena nuda, sussultante per i songhiozzi, le lacrime che bagnavano la polvere. Non può finire così, non può, è un incubo, è solo uno scherzo di cattivo gusto, qualcuno mi svegli, qualcuno mi aiuti. Oddio, ho chiesto aiuto...no, mai...devo farcela da solo...Inspirai a fondo e poggia le mani in terra. Lentamente mi alzai, cercando di radunare quelle poche forze che mi rimanevano. Ricaddi a terra esausto. Non potevo farcela. Lo sapevo, lo sapevo. Il mio urlo soffocato rimase inespresso. Lontano da tutti. Lontano da tutto. Adesso sapevo che quella luce che tanto cercavo e avevo trovato non l’avrei più vista. Sapevo che ero destinato a rimanere lì, fin quando le forze non mi avrebbero abbandonato completamente, cosa per cui non mancava molto. Chiusi nuovamente gli occhi, ormai cercare di vedere non serviva più. Mi abbandonai alla fredda terra. Peggio di così non poteva essere, c’è un limite a tutto, e io questo limite lo avevo raggiunto. Maledissi tutto: me stesso, quello che avevo passato, il dolore che avevo più volte provato, la rabbia, la disperazione, i pochi momenti di felicità che ero riuscito a vivere....il mio passato, il mio presente, il mio futuro....volevo solo andarmene, il più velocemente possibile, non aver più l’opportunità di rivedere la luce definitivamente. Il battito del mio cuore andava smorzandosi, a poco a poco...sempre più lieve, sempre più regolare...doveva finire così, nel silenzio apatico in cui vivevo da...da quanto? Settimane? Mesi? Anni? Ma che importava, ormai era finita. Mi lasciai penetrare de quel silenzio assordante...In quel momento, però, involontariamente, pensai al vento che fuori le spostava i capelli. A lei, che non avevo mai capito, o che probabilmente non volevo capire. A mia madre, a mio padre. Pensai all’erba verde, alle nuvole, alla pioggia. Pensai ai colori, pensai a tutti coloro che nonostante il mio carattere equivocabile e il mio umore volubile, mi accettavano e condividevano momenti tremendi e stupendi con me. Pensai ai sorrisi sinceri della gente che non ha paura. Pensai al dolore che qualcuno avrebbe potuto provare sentendosi abbandonato. Avevano bisogno di me....certo, un bisogno fittizio, come il mio nei loro confronti. Non potevo rinunciarvi, non dopo tutto quello per cui avevo lottato, non adesso, non era ancora giunto il momento. Avevo ancora molto da fare, molto da vedere. Pensai al dolore che avevo sofferto, alla gente che mi aveva deriso, alla paura che mi facevano...paura? No, basta, niente paura, d’ora in poi sarebbe stato diverso. Non m’interessavano più...non sapevano cosa si erano persi, io invece lo sapevo bene. Questo vantaggio faceva di me qualcosa di superiore a loro....avrei potuto guardarli in faccia, senza averne più timore, senza provare rabbia, quella rabbia che mi accecava da anni. La odiavo....distorceva il mio pensiero, le mie azioni...sarà perchè sono superbo...non l’avevo ancora mai ammesso... Ora basta....era andata così, la rabbia era forte, la voglia di vendetta saliva, s’impossessava di me, mi conduceva per vie che a volte non avrei preso, ma ora l’avrei sopraffatta, non m’interessava più.... basta con quel barlume di soddisfazione che come endorfina alleviava quel vuoto insaziabile che mi cresceva dentro. Basta finzione, basta false speranze, volevo una vita vera, volevo poter godere della luce per sempre, volevo dimenticare la rabbia, l’indignazione....non era altro che una forma di codardia....basta, basta....mi alzai. Iniziaii a correre. Sempre più veloce, più veloce, più veloce! Chiusi gli occhi, i miei passi sapevano già dove mi avrebbero condotto. Si, c’era speranza, si, capisco, posso vedere, vedo! Senza aprire gli occhi, inspirai. L’aria non era più viziata e calda, era fresca, aria di libertà, da quella paura, da quella disperazione, che da troppo mi attanagliava, mi imprigionava. Le cose sarebbero andate diversamente, ora decidevo io, decidevo io quando e come essere arrabbiato, quando ne valeva le pena. Non importa. Non importa quello che è stato, voglio decidere io in base a quello che sento, non in base ad azioni altrui. Voglio essere felice, voglio vivere senza quel velo che mi annebbia la vista, voglio purezza, voglio scegliere io, voglio! Riaprii gli occhi e rimasi paralizzato da ciò che vidi. Stetti immobile per qualche secondo, respirando lentamente. Su Giù, Su Giù. Inspira-Espira, Inspira-Espira. Il cuore riprese a battere normalmente, mi tastai la fronte madida di sudore. Scendendo lungo le guance potevo sentire le scie di lacrime che poco prima le avevano solcate. Il cuscino inzuppato, implorava di essere messo ad asciugare. Mi alzai, sorridendo. Un sorriso puro, di quelli che non facevo da tempo. Avrei vissuto per sempre nel tepore della luce. Della mia luce. Della sua luce. Della nostra luce. Nessuno poteva distruggermi ormai, nessuno.

    ArcobalenoALiCE....

    Amare, in ogni sua forma, è dire "voglio morire" e sentirsi rispondere "vengo con te"...

    In realtà la frase era: "L'Amicizia è...." e non è mia, bensì di Debora (grazie Debora). Non so perchè l'ho scritta, anzi, lo so, è perchè semplicemente mi piaceva.Credo che renda bene l'idea del "non cambiare qualcuno" quando non è necessario, soprattutto perchè giunti ad un certo limite, quando l'unica cosa da fare è aver fiducia in silenzio, l'unico supporto che puoi dare è non desistere... se cadi tu, cado anch'io, così risaliremo, insieme. Grazie....a chi di dovere, non perchè se non ci  foste non ce la farei, ma perchè  rendete tutto più....più. Sorriso